Il Mercato delle Scommesse Ippiche Italiane in Numeri

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Il Mercato delle Scommesse Ippiche Italiane in Numeri
Quando dico a qualcuno che le scommesse ippiche in Italia muovono circa 668 milioni di euro l’anno, la reazione e’ quasi sempre la stessa: “Tutto qui?” In un paese dove la raccolta complessiva dai giochi d’azzardo supera i 157 miliardi di euro, l’ippica rappresenta una fetta microscopica – il 2,64% delle entrate erariali da scommesse, contro il 96,79% generato dalle sportive. Ma quei 668 milioni raccontano una storia complessa, fatta di crescita numerica e crisi strutturale allo stesso tempo.
Seguo questo mercato da nove anni, e il paradosso che continuo a osservare e’ sempre lo stesso: i numeri salgono, ma la filiera che produce le corse dei cavalli sta peggio di prima. Per capire perche’, bisogna guardare dove finiscono quei soldi.
Raccolta e Margine: Dove Vanno i Soldi
Nel 2025, la raccolta complessiva delle scommesse ippiche in Italia ha raggiunto circa 668 milioni di euro, in crescita del 2,91% rispetto ai 649 milioni del 2024. La componente a quota fissa da sola ha generato 523,8 milioni, con un incremento di circa il 5%. Numeri in salute, apparentemente.
Ma il dato che rivela la vera dinamica del mercato non e’ la raccolta – e’ la distribuzione del margine. Il margine complessivo sulle scommesse ippiche a quota fissa e’ stato di 70,6 milioni di euro nel 2025, in calo del 4,19% rispetto al 2024. Questo significa che i bookmaker hanno incassato meno per ogni euro giocato, nonostante il volume maggiore. Gli scommettitori stanno ottenendo condizioni migliori, probabilmente grazie alla concorrenza tra operatori e alla migliore informazione disponibile.
La cifra che fa discutere e’ quella destinata alla filiera ippica – allevatori, proprietari, fantini, driver, ippodromi. Nel 2025, la filiera ha ricevuto appena 10,3 milioni di euro, con un crollo di 11,6 milioni rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, il margine residuo per i concessionari – i bookmaker – e’ salito da 40,9 a 55,2 milioni, un aumento del 35%. In pratica, i bookmaker guadagnano di piu’, la filiera che produce il prodotto su cui si scommette guadagna di meno. E’ una dinamica che, senza correttivi, mina le fondamenta stesse del mercato.
La Crisi della Filiera Ippica: Meno Risorse, Meno Corse
Giorgio Sandi, presidente dell’Associazione Ippica Nuova, ha usato parole che lasciano poco spazio all’interpretazione: proseguendo con l’andamento attuale si prospetta una perdita di 12 milioni di euro per la filiera e circa 6 milioni in meno per l’erario a fine anno. In un’altra occasione, Sandi e’ stato ancora piu’ diretto – l’ippica italiana senza proventi e’ destinata a scomparire.
Queste non sono dichiarazioni allarmiste di un outsider. Sandi rappresenta chi produce le corse – gli allevamenti, le scuderie, gli ippodromi. Quando le risorse per la filiera si riducono, le conseguenze sono concrete: meno montepremi attrattivi, meno incentivi per gli allevatori a produrre cavalli di qualita’, meno giornate di corse programmate, meno investimenti nella manutenzione degli ippodromi.
Il circolo vizioso e’ evidente. Meno risorse significano un prodotto meno attrattivo. Un prodotto meno attrattivo genera meno interesse tra gli scommettitori. Meno scommesse significano meno raccolta. Meno raccolta significa ancora meno risorse per la filiera. Rompere questo ciclo richiede un intervento strutturale – non semplici aggiustamenti ai parametri esistenti. Sandi ha avvertito che senza una vera riforma delle scommesse ippiche e della programmazione delle corse si rischia di vedere morire un comparto che rappresenta una punta di eccellenza del made in Italy.
La situazione italiana e’ tanto piu’ frustrante se confrontata con la Francia, dove il sistema PMU destina una quota significativa della raccolta al sostegno dell’intera filiera – dagli allevamenti ai montepremi, dalla manutenzione degli ippodromi alla formazione dei professionisti. Ma il confronto con il modello francese merita un’analisi dedicata, che ho sviluppato nel dettaglio nell’articolo sulle aliquote delle scommesse ippiche.
Italia vs Francia: Due Modelli a Confronto
Ho visitato Longchamp a Parigi durante un Prix de l’Arc de Triomphe, e la differenza con un qualsiasi ippodromo italiano era visibile a occhio nudo. Tribune piene, infrastrutture moderne, montepremi che attraggono cavalli da tutto il mondo. Non e’ una questione di passione – gli italiani amano l’ippica quanto i francesi. E’ una questione di modello economico.
Il PMU francese ha chiuso il 2024 con un risultato netto di 837 milioni di euro, servendo 3,5 milioni di giocatori e finanziando 235 ippodromi, 27.200 cavalli da corsa e 60.000 posti di lavoro. In Italia, le aliquote di prelievo sulle scommesse ippiche vanno dal 25% al 43%, mentre in Francia il PMU trattiene il 15-35% a seconda del tipo di scommessa. La differenza non e’ marginale: su ogni euro scommesso al totalizzatore vincente, lo Stato italiano trattiene quasi il doppio di quello francese.
Il modello francese funziona perche’ una quota strutturale della raccolta torna alla filiera sotto forma di montepremi, contributi agli allevamenti e finanziamento degli ippodromi. In Italia, la redistribuzione e’ insufficiente e, come mostrano i dati del 2025, in peggioramento. Il risultato e’ un mercato dove i bookmaker prosperano e la filiera che produce il contenuto su cui si scommette si impoverisce.
Non e’ una fatalita’. Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha riconosciuto pubblicamente che il sistema attuale delle scommesse ippiche richiede una revisione profonda per garantirne sostenibilita’ e trasparenza. Le soluzioni tecniche esistono – ricalibrazione delle aliquote, destinazione vincolata di una quota della raccolta alla filiera, incentivi fiscali per gli allevamenti. Quello che manca, finora, e’ la volonta’ politica di attuarle in tempi compatibili con la sopravvivenza del settore.
Domande sul Mercato Ippico
Il mercato delle scommesse ippiche italiane e’ meno conosciuto di quello sportivo, ma i suoi numeri e le sue dinamiche riguardano direttamente ogni scommettitore.
Quanto vale il mercato delle scommesse ippiche in Italia?
Nel 2025, la raccolta complessiva delle scommesse ippiche in Italia ha raggiunto circa 668 milioni di euro, in crescita del 2,91% rispetto ai 649 milioni del 2024. La componente a quota fissa rappresenta la parte maggiore con 523,8 milioni. Rispetto ai 157 miliardi della raccolta totale del gioco d’azzardo in Italia, l’ippica rappresenta una quota molto ridotta.
Perche’ la filiera ippica italiana e’ in crisi?
Nonostante la raccolta delle scommesse sia in crescita, le risorse destinate alla filiera ippica – allevamenti, scuderie, ippodromi – sono in forte calo. Nel 2025, la filiera ha ricevuto solo 10,3 milioni di euro, con una riduzione di 11,6 milioni rispetto al 2024. Nello stesso periodo, il margine dei bookmaker e’ cresciuto del 35%. La distribuzione delle risorse non sostiene chi produce il contenuto su cui si scommette.
Creato dalla redazione di «Corse dei Cavalli Scommesse».