La Filiera Ippica Italiana: Un Settore in Cerca di Equilibrio

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La Filiera Ippica Italiana: Un Settore in Cerca di Equilibrio
Ho visitato un allevamento di purosangue in Toscana due anni fa. Il proprietario mi ha mostrato i suoi cavalli – animali magnifici, curati con passione e competenza. Poi mi ha mostrato i bilanci. La differenza tra la bellezza di quello che produceva e la brutalita’ dei numeri economici era sconcertante. “Le scommesse dovrebbero finanziare tutto questo”, mi ha detto. “Invece finanziano i bookmaker.” Quella frase riassume la crisi della filiera ippica italiana meglio di qualsiasi analisi.
Nel 2025, la filiera ippica ha ricevuto appena 10,3 milioni di euro dalle scommesse – un crollo di 11,6 milioni rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo, le scommesse sulle corse dei cavalli in Italia hanno generato una raccolta complessiva di circa 668 milioni di euro. Il divario tra quello che il mercato produce e quello che arriva a chi produce il prodotto e’ il cuore della crisi.
I Numeri della Crisi: Risorse in Calo per Ippodromi e Allevamenti
I numeri vanno letti insieme, non separatamente. La raccolta delle scommesse ippiche e’ cresciuta del 2,91% nel 2025 – da 649 a 668 milioni di euro. Bene. Ma il margine residuo per i concessionari – i bookmaker – e’ salito da 40,9 a 55,2 milioni, un aumento del 35%. Mentre i bookmaker guadagnano di piu’, la filiera che produce il contenuto su cui si scommette guadagna di meno. I 10,3 milioni destinati alla filiera nel 2025 devono finanziare allevamenti, scuderie, montepremi, manutenzione degli ippodromi e salari dei professionisti del settore.
Per dare un contesto a questi numeri: il PMU francese ha chiuso il 2024 con 837 milioni di euro di risultato netto, finanziando 235 ippodromi, 27.200 cavalli da corsa e 60.000 posti di lavoro. La Francia destina una quota strutturale della raccolta alla filiera. L’Italia no – e i risultati sono visibili a occhio nudo nella differenza di qualita’ tra gli impianti, i montepremi e la capacita’ di attrarre talento internazionale.
Il calendario italiano prevede 1.200 giornate di corse distribuite su 31 ippodromi. Mantenere questa infrastruttura con 10,3 milioni di euro e’ un’impresa al limite del possibile. Gli ippodromi piu’ piccoli faticano a coprire i costi di manutenzione. I montepremi restano bassi rispetto agli standard internazionali, scoraggiando i proprietari dall’investire in cavalli di qualita’. Gli allevatori vedono ridursi gli incentivi per produrre nuove generazioni di campioni. Il circolo vizioso di cui ho scritto nell’articolo sul mercato delle scommesse ippiche italiane e’ in pieno svolgimento.
Le Voci del Settore: Cosa Dicono gli Esperti
Non sono io a dover spiegare la gravita’ della situazione. Sono le persone che vivono questa realta’ ogni giorno a farlo, con parole che lasciano poco spazio all’ottimismo.
Giorgio Sandi, presidente dell’Associazione Ippica Nuova, ha avvertito che proseguendo con l’andamento attuale si prospetta una perdita di 12 milioni di euro a fine anno per la filiera e circa 6 milioni in meno per l’erario. In un’altra circostanza, Sandi ha usato parole ancora piu’ nette: l’ippica italiana senza proventi e’ destinata a scomparire. Non e’ un’iperbole – e’ la proiezione matematica di una tendenza in corso.
Sandi ha anche indicato la direzione: serve uno sforzo collettivo urgente, perche’ la coperta e’ corta e non ci sono risorse adeguate per tutti gli attori della filiera. La competizione per le risorse tra bookmaker, Stato e filiera e’ un gioco a somma zero in cui, finora, la filiera ha perso sistematicamente.
Alessandro Arletti, presidente della Societa’ Modenese Esposizione Fiere Corse e Cavalli, ha espresso lo stesso concetto con una brutalita’ che merita attenzione: senza le scommesse, l’ippica italiana e’ destinata a morire. Non “a ridimensionarsi” o “a trasformarsi” – a morire. Arletti rappresenta chi organizza le corse sul territorio, chi gestisce gli impianti, chi crea l’evento su cui il bookmaker vende quote. E il suo messaggio e’ che la catena del valore si sta spezzando nel punto piu’ fragile – quello produttivo.
Queste non sono dichiarazioni isolate. Emergono da convegni di settore, articoli di stampa specializzata, interventi istituzionali. Il settore sta parlando con voce unanime, e dice la stessa cosa: il modello attuale non e’ sostenibile.
Prospettive: Riforma o Declino?
Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha riconosciuto pubblicamente che il sistema attuale delle scommesse ippiche necessita di una revisione profonda per garantirne sostenibilita’, trasparenza e maggiori risorse da destinare allo sviluppo e alla tutela dello sport ippico. Questa dichiarazione da parte di un rappresentante istituzionale di primo piano e’ un segnale che la crisi ha raggiunto i piani alti della politica.
Le soluzioni tecniche sono note. La ricalibrazione delle aliquote – avvicinandole ai livelli francesi – aumenterebbe le risorse disponibili per la filiera senza necessariamente ridurre le entrate erariali, se l’effetto fosse un aumento del volume di scommesse. La destinazione vincolata di una quota della raccolta alla filiera – come avviene in Francia con il PMU – garantirebbe un flusso di risorse prevedibile e indipendente dalle oscillazioni del mercato. Gli incentivi fiscali per gli allevamenti fermerebbero l’emorragia di talento equino che sta impoverendo il patrimonio genetico italiano.
Ma le soluzioni tecniche richiedono volonta’ politica, e la volonta’ politica richiede priorita’. L’ippica in Italia non e’ un tema che sposta voti. I 668 milioni di raccolta sono una goccia nel mare dei 157 miliardi della raccolta totale del gioco d’azzardo. Il rischio concreto e’ che la riforma arrivi troppo tardi – quando gli allevamenti avranno chiuso, gli ippodromi saranno degradati e i professionisti del settore avranno trovato altre occupazioni.
Sandi lo ha detto con la chiarezza di chi vede il tempo scorrere: senza una vera riforma delle scommesse ippiche e della programmazione delle corse, si rischia di vedere morire un comparto considerato una punta di eccellenza del made in Italy. La domanda non e’ se la riforma sia necessaria – lo e’. La domanda e’ se arrivera’ in tempo. E per chi scommette sull’ippica italiana, questa non e’ solo una questione politica – e’ una questione che riguarda la qualita’ e la sopravvivenza stessa del prodotto su cui punta il proprio denaro.
Domande sulla Filiera Ippica
La crisi della filiera ippica italiana e’ un tema complesso che riguarda indirettamente ogni scommettitore. Queste domande affrontano gli aspetti piu’ discussi.
Quanto riceve la filiera ippica dalle scommesse in Italia?
Nel 2025, la filiera ippica italiana ha ricevuto 10,3 milioni di euro dalle scommesse, con un calo di 11,6 milioni rispetto al 2024. Questa cifra deve finanziare allevamenti, scuderie, montepremi e manutenzione dei 31 ippodromi attivi. Nello stesso periodo, i concessionari hanno visto la loro margine residua crescere da 40,9 a 55,2 milioni di euro.
Esiste un progetto di riforma per le scommesse ippiche italiane?
Non esiste un progetto di riforma organico approvato, ma il tema e’ al centro del dibattito di settore. Rappresentanti istituzionali come il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il direttore dell’ADM Mario Lollobrigida hanno riconosciuto la necessita’ di una revisione del sistema. Le proposte includono la ricalibrazione delle aliquote, la destinazione vincolata di risorse alla filiera e incentivi per gli allevamenti, ma i tempi di attuazione restano incerti.
Creato dalla redazione di «Corse dei Cavalli Scommesse».